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Josef Riederer, uno dei più illustri scienziati del patrimonio della sua generazione, è scomparso il 3 giugno dopo una breve malattia.

Dopo essersi laureato in geologia presso la Ludwig-Maximilians Universität a Monaco di Baviera nel 1962, Riederer conseguì un dottorato due anni dopo. Iniziò il suo lavoro nel settore della conservazione del patrimonio culturale nel 1967, presso il Doerner Institute, con le Bayerische Staatsgemäldesammlung (Collezioni di dipinti dello Stato bavarese) a Monaco di Baviera.

Nel 1973, Riederer ottenne l’imponente incarico di ricostituire il primo, nonché più antico laboratorio di conservazione al mondo, presso i Musei nazionali di Berlino. Questo laboratorio, istituito nel 1888, decadde purtroppo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una generosa sovvenzione concessa dal Stiftung Volkswagenwerk permise al laboratorio di svolgere ricerche archeometriche e colmare così il divario culturale che si era formato tra i Musei nazionali e altre istituzioni analoghe nel mondo.

Josef Riederer pianificò e avviò questo nuovo ente di ricerca, conosciuto come laboratorio di ricerca Rathgen, per la Fondazione del patrimonio culturale prussiano. Inoltre, nel 1974 venne nominato suo terzo Direttore, seguendo le orme di Friedrich Rathgen, primo Direttore dal 1888 al 1928 e di Carl Brittner, suo secondo direttore dal 1928 al 1948.

Durante il suo mandato trentennale, Riederer trasformò il laboratorio in un punto di riferimento globale per l’archeometria e la scienza della conservazione, malgrado la difficoltà di convincere un’amministrazione spesso ostile del potenziale e dell’importanza della disciplina emergente della scienza del patrimonio.

La ricerca di base nell’ambito della scienza del patrimonio divenne ben presto la passione di Riederer, come emerge dal suo enorme lavoro documentato in centinaia di pubblicazioni e monografie. Alcune di queste costituiscono tuttora raccolte di referenza per l’insegnamento e l’apprendimento della scienza del patrimonio, come per esempio Kunst und Chemie – das unersetzliche Bewahren (1977) e Archäologie und Chemie – Einblicke in die Vergangenheit (1987).

Nel 1981, Riederer divenne Professore aggiunto di archeometria presso l’Università tecnica di Berlino, ruolo che mantenne fino alla pensione. In qualità di docente universitario si impegnò attivamente nel supervisionare le successive generazioni di esperti del patrimonio culturale. A livello nazionale e internazionale, molti colleghi possono ripercorrere una fase della loro carriera presso il laboratorio di ricerca Rathgen, in cui Josef Riederer aveva da decenni registrato un primato come eccellente mentore, nonché fonte di ispirazione per gli scienziati del patrimonio. Sono lieto di poter includere anche me stesso in questo gruppo.

Inoltre, Riederer lavorò ampiamente all’estero. I suoi preziosi consigli e la sua collaborazione vennero richiesti in numerosi progetti di ricerca tedeschi ed europei, in specifici progetti di conservazione riguardanti dallo Sri Lanka e l’India alle Americhe (per es. Copan, Honduras). Riederer si impegnò in collaborazioni nell’ambito della ricerca con vari musei, come per esempio l’Harvard Art Museums o il J. Paul Getty Museum, soprattutto nel suo settore preferito, inerente le analisi delle leghe metalliche e gli studi di provenienza. Il database Rathgen sulle leghe metalliche di manufatti culturali, che creò proseguendo il precedente lavoro di Friedrich Rathgen, comprende quasi 20.000 voci.

Nel 1996, Riederer partecipò al corso ICCROM sulla gestione del patrimonio architettonico a Potsdam, in Germania. Inoltre, divenne affiliato al progetto CETRA: Concerted European Training and Research Actions, finanziato dall’Unione Europea (da settembre 1998 a giugno 1999), un’iniziativa a cui l’ICCROM prese parte attraverso due dei suoi ex membri del personale, Marisa Tabasso e Rocco Mazzeo.

Per molti anni, Riederer lavorò come coordinatore dello Stone Commitee ICOM-CC ospitando l’8° Congresso internazionale sul deterioramento e la conservazione della pietra a Berlino, nel 1996. Grazie alla sua partecipazione con l’ICOM-CC, l’ICCROM ha avuto il piacere di ospitare lo scienziato e molti altri colleghi all’Incontro dei rappresentanti dei gruppi di lavoro dell’ICOM-CC, svoltosi a Roma nel 2000.

Il nome di Riederer è altresì legato alle discussioni sull’autenticità e sulle attribuzioni riviste dei primi oggetti delle collezioni di Berlino, che includono “L’Uomo con l’elmo d’oro” anteriormente attribuito a Rembrandt e “Flora”, attribuita in precedenza a Leonardo da Vinci. Riederer fu consulente sulla conservazione della Quadriga in bronzo sulla Porta di Brandeburgo, pubblicò studi innovativi sulla tecnologia della pittura murale lungo l’antica Via della Seta, e fece importanti scoperte tecnologiche sul famoso busto della Regina egiziana Nefertiti.

Tra tutte le imprese professionali che hanno richiamato grande attenzione tra i colleghi e il grande pubblico, Riederer si occupò anche di problematiche sociali, ponendosi l’obiettivo prioritario di accogliere, presso il laboratorio di ricerca Rathgen, stagisti affetti dalla Sindrome di Asperger.

Durante gli anni del pensionamento dopo il 2005, lo scienziato instaurò un forte legame con il personale del laboratorio di ricerca Rathgen. Fu un vero e proprio visitatore abituale, svolgendo le sue ricerche sui metalli antichi e sulla pittura su vetro inversa. Non dimenticherò mai la nostra missione al Museo delle antichità egizie del Cairo, nel 2010, in cui abbiamo insegnato a un corso sull’identificazione dei falsi, delle imitazioni e sull’autenticità dei beni culturali. Spesso ci siamo incontrati davanti a un bicchiere della nostra amata birra Bavarian Weissbier, a Berlino o nella nostra terra bavarese, per parlare di lavoro e discutere sulle tendenze più recenti del nostro settore.

Come suo successore, in qualità di Direttore del laboratorio di ricerca Rathgen, non avrei potuto immaginare un predecessore migliore e più affidabile, un collega più preparato, nonché un amico più rassicurante nel corso degli anni. I consigli di Josef Riederer sono stati inestimabili in numerose occasioni. La sua morte improvvisa e inaspettata rappresenta una grande perdita per la comunità del patrimonio culturale tedesco e lascia un vuoto enorme che non riusciremo a colmare per molto tempo.

Stefan Simon, Università di Yale
Ex membro del Consiglio dell’ICCROM